Leon, un'indole non certo da leone….

 

Guardando Leon e Petite correre per tutta casa, la prima cosa che salta all’occhio è la goffaggine del primo che prende testate a destra e a sinistra o che rompe gli oggetti salendo sulle mensole in contrasto con l'eleganza nei movimenti di  Petite che si mostra sempre  esperta equilibrista. 

Che si tratta di due gatti molto diversi lo hanno dimostrato anche sotto le feste di Natale: con il via vai di gente che c’era Petite rimaneva chiusa in camera e non usciva fino a quando le voci di amici e parenti non si erano placate, mentre Leon saltava in braccio a chiunque con grande gioia per tutti soprattutto gli amanti.
   

…ma come possono due gatti non di razza (così da escludere subito qualsiasi tipo di influenza genetica legata alla razza) avere comportamenti, a volte, così diversi?

Per rispondere a questa domanda bisogna fare un passo indietro e tornare alla scorsa primavera. 

Era il 21 aprile da poche ore quando per strada, accanto all’immondizia, trovai Leon con la sorellina Sissi, entrambi con pochissimi giorni di vita. 

Da quel momento è iniziata la mia vita di mamma gatta e la loro di bimbi da svezzare: la cuccia doveva essere sempre pulita e calda, dovevo dar loro da mangiare ogni tre ore ,almeno per i primi dieci giorni di vita, i  gattini dovevano essere  stimolati a fare i loro bisogni e puliti: tutte cose che non sarei mai riuscita a fare senza l’aiuto di altre persone. Quindi ,a differenza di Petite che è stata svezzata dalla sua mamma, Leon è stato a stretto contatto fin dai primi giorni di vita con gli uomini. 

È dunque qui la "diversità" di Leon da Petite e da tutti i gattini svezzati dalle loro mamme . 

Esiste ,infatti, nei gattini un periodo chiamato "sensibile", che va dalle due alle prime otto  settimane di vita, molto importante per lo sviluppo  del comportamento e dell'indole  del futuro gatto adulto. In questo periodo infatti il gattino impara a conoscere e a familiarizzare con i membri della sua e delle altre specie, tra cui quella umana. 

Lo stesso Bruce Fogle sottolinea che “i gattini accarezzati precocemente si avvicinano ai giocattoli estranei e agli umani sconosciuti più prontamente, ma sono più lenti nell’apprendere un’esperienza sgradevole, probabilmente a causa della generale riduzione del timore, che si sviluppava come conseguenza di queste coccole precoci” (1).

A riguardo aggiunge anche che l'intensità e la durata dei contatti incide su una minore o maggiore predisposizione al contatto con gli uomini.

Leon ha vissuto da sempre con gli esseri umani ed è venuto a contatto con numerose persone che con me lo hanno nutrito, pulito, vezzeggiato e fatto giocare che lo hanno reso molto ben disposto soprattutto nei confronti di estranei     come   afferma nel suo libro  J.W.S. Bradshaw (2):

“Anche il numero di persone diverse che lo hanno manipolato può influenzare le sue reazioni verso le persone estranee (…) mentre i gatti che sono venuti a contatto  con quattro persone sono disposti a stare con chiunque, compreso un estraneo, per un tempo analogo a quello di un gatto che sta con l’unica persona con cui è venuto a contatto”.

Alla luce di tutto questo, l'indole  molto socievole di Leon non sembra strana ma soltanto il frutto di un rapporto esclusivo intrecciato  per necessità molto presto con la specie umana.

 

Francesca Allegro   iscette@libero.it

 

( 1 ) Bruce Fogle, La mente del gatto, trad. it. A cura di Nicoletta Spagnol, Milano 1991, pag. 125.

( 2 ) John W.S. Bradshaw, Il comportamento cit., pag. 149

CURIOSITA'

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