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ANTICO EGITTO - L'IMBALSAMAZIONE |
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Chiunque
fosse stato causa di morte di un gatto, anche
accidentale, la condanna poteva essere anche la pena
capitale. Successivamente i corpi dei gatti morti venivano imbalsamati. E' stato stimato che, in Egitto, sono state ritrovate più mummie di gatto che di uomini. Sulle bende erano disegnati il muso, con gli occhi, il naso ed i baffi. Dalle mummie e dai dipinti si può rilevare che a quei tempi esistevano due tipi morfologici di gatto: uno con il muso allungato e le orecchie lunghe ed un altro con muso corto ed orecchie piccole. Il pelo non presentava differenze, era corto, pezzato o tigrato rosso e nero. I gatti che vivevano nei templi, ritenuti sacri e quelli delle classi elevate, dopo essere stati imbalsamati venivano deposti in sarcofaghi con ricchi ornamenti e con un topolino affinché lo accompagnasse fino nell'aldilà.
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Il motivo di questa
regale considerazione può avere una duplice motivazione.
La prima è la tendenza di questo popolo a divinizzare le
cose e gli esseri che li circondavano per spiegarsi le
vicende ed i fattori naturali. La seconda è la capacità
del gatto ad eliminare i roditori che minacciavano le
scorte di cereali, principale fonte di sostentamento e
ricchezza. Numerose sono le citazioni
che lo intessano:
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La fama dell'abilità dei gatti nella caccia ai topi si era sparsa ovunque nel mondo conosciuto e, nonostante le pene di morte previste per chi tentava di trafugare un gatto dall'Egitto, si creò un vero e proprio traffico clandestino ad opera di mercanti con pochi scrupoli, molto probabilmente fenici, che riuscirono a portare gatti in ogni parte del mondo. Dalle regioni africane sicuramente a bordo di navi infestate di topi il gatto raggiunse tutta lEuropa e parte dellAsia. Altra via di commercio furono le carovane che attraversavano il deserto che separava l'Egitto dal Medio Oriente fino ad arrivare nel sud-est asiatico (Birmania e Siam). |
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DVM Marco Benedet marco@gattiandcats.it
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