Nel 2000 a.C. nella provincia di Perbast, nel delta del
Nilo (la città greca di Bubasti) era celebrato a dea Bastet
venerata in un sontuoso tempio-palazzo come confermano alcune
rovine ancora visibili a Tell Basta.
Questa dea veniva raffigurata inizialmente come leonessa e poi in
sembianze umane con testa di gatto.
Annualmente
per la festa della dea, le folle dei pellegrini portavano
in suo onore oggetti preziosi ed i corpi imbalsamati dei
loro gatti.
Numerosi
sono stati di gatti mummificati ritrovati nelle tombe
egizie.
Poichè alcuni sono
stati ritrovati con il collo rotto si suppone che alcuni
di essi in alcuni periodi venivano sacrificati alla morte
del proprietario.
Dalle immagini dipinte
o scolpite nelle raffigurazioni di tombe e templi e'
possibile vedere come la dea Bastet era considerata:
signora del canto e della danza, della prolificità degli
uomini e degli animali, protettrice della maturazione
delle messi e dei frutti e dea dell'amore.
Nella sua mano sinistra, spesso veniva raffigurato un
amuleto sacro a forma di occhio di gatto, l'utchat, che
aveva poteri magici.
Questo amuleto veniva riprodotto nelle decorazioni delle
case, dove proteggeva da furti, malattie ed incidenti,
nei templi e nei gioielli. Tenuto al collo proteggeva i
viaggiatori e regalato agli sposi era auspicio di molti
figli.
Molto
probabilmente dalla parola utchat derivano la maggior
parte dei nomi usati per identificare il gatto: gatto,
cattus, gatus, gatous, gato,
katt, katte, kitten, ecc.
Anche un altro dio, Ra il
dio del sole, si credeva assumesse le sembianze di un
gatto quando scendeva sulla terra.
In caso di morte naturale di un
gatto, gli abitanti della casa si radevano le sopracciglia in
segno di lutto e per lui era organizzato un elaborato rituale
funebre. Il suo corpo veniva avvolto in bende di lino e portato
ai sacerdoti che controllavano attentamente che la sua morte era
naturale.
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