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RAZZE ORIENTALI |
| Fino agli inizi del XVI secolo, in
Europa erano noti solo i gatti con il pelo corto a mantello tigrato o pezzato. Da allora gli europei hanno potuto apprezzare razze provenienti dall'oriente come Il sacro di Birmania (Birmania), il Siamese (Thailandia), il Burmese (Thailandia) ed il Persiano. Il gatto arrivò in oriente grazie agli intensi scambi commerciali che agli inizi del primo millennio vi erano tra la Cina e le civiltà mediterranee. Ebbe subito un gran successo legato al suo fascino e alla sua ben nota qualità di cacciatore di topi tanto da farlo elevare a simbolo di pace, fortuna e serenità domestica. |
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Nello stesso periodo il gatto arrivò anche in India dove venne divinizzato con il nome di Sasti, simbolo della maternità. La devozione fu tale che la religione induista obbligava ad ospitare ed accudire almeno un gatto. Alla fine del primo millennio il gatto dalla Cina arrivò in Giappone. Fu subito elevato come animale imperiale a cui erano dovute attenzioni regali. Solo nel XVII secolo in seguito ad ripetute esplosioni demografiche di topi fu concesso loro di praticare la caccia che però come istinto, con la selezione durata secoli, era quasi scomparsa. Nello stesso periodo il gatto si diffuse anche nei paesi islamici dove eguagliò la fama e la stima del cavallo. Si narra che anche Maometto apprezzasse molto i gatti e ne possedeva uno di nome Muezza. |
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