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A segno della considerazione che i cinesi avevano e hanno del gatto sono
le numerose ceramiche e dipinti che lo raffigurano.
Nello stesso periodo il gatto
arrivò anche in India dove venne divinizzato con il nome di Sasti,
simbolo della maternità. La devozione fu tale che la religione induista
obbligava ad ospitare ed accudire almeno un gatto.
Alla fine del primo millennio
il gatto dalla Cina arrivò in Giappone. Fu subito elevato come animale
imperiale a cui erano dovute attenzioni regali. Solo nel XVII secolo in
seguito ad ripetute esplosioni demografiche di topi fu concesso loro di
praticare la caccia che però come istinto, con la selezione durata
secoli, era quasi scomparsa.
Nello stesso periodo il gatto
si diffuse anche nei paesi islamici dove eguagliò la fama e la stima del
cavallo. Si narra che anche Maometto apprezzasse molto i gatti e ne
possedeva uno di nome Muezza.
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