Il gatto arrivò a
Roma più tardi rispetto alla Grecia anche se nei reperti archeologici degli etruschi sono
state ritrovate piccole statue in pietra raffiguranti un gatto.
Presso le popolazioni
romaniche, il gatto non ebbe lo stesso successo che ebbe tra gli egizi.
Anche i Romani, come i Greci, erano soliti usare altri carnivori, come la donnola, la
faina e la martora, per il controllo dei topi.
Il popolo romano negli animali ammirava la
forza e la mole. Appassionati di circhi e combattimenti importavano dall'Africa
prevalentemente grossi felini e altri animali feroci di grossa taglia.
Ugualmente desiderarono avere i gatti
come animali da compagnia.
Le importazioni dall'Egitto
avvenivano in vari modi. I
legionari romani di ritorno dall'Egitto spesso ne portavano uno con se correndo non pochi
pericoli per le ire degli egiziani.
Le navi mercantili commerciarono i gatti in tutto il
bacino del Mediterraneo tanto che in Corsica vi sono ancora oggi gatti selvatici con
morfologia simile quella dell'antico gatto africano.
Durante le campagne di conquiste i romani li
portarono con sé contribuendo alla sua diffusione in tutta Europa. Tracce della presenza
del gatto sono state rinvenute in tutte le regioni conquistate dai romani.
E' curioso il fatto che negli scavi di Ercolano e Pompei non sono stati trovati resti di
gatti. Ciò risulterebbe strano i una città grande come Pompei che aveva molti contatti
con Grecia ed Egitto quindi si ritiene credibile che tutti i gatti riuscirono a mettersi
in salvo ai primi segni della catastrofe. La loro presenza però è confermata in un
mosaico dove viene ritratto nella caccia di un uccello.
Nel 10 a. C. l'imperatore Ottaviano Augusto in
una rara manifestazione di ammirazione scrisse per la sua gatta
" La mia gatta
dal pelo lungo e dagli occhi gialli, la più intima amica della mia vecchiaia, il cui
amore per me sgombro da pensieri possessivi, che non accetta obblighi più del
dovuto............ mia pari così come pari agli dei, non mi teme e non se la prende con
me, non mi chiede più di quello che sono felice di dare........Com'è delicata e
raffinata la sua bellezza, com'e' nobile e indipendente il suo spirito; come straordinaria
la sua abilità di combinare la libertà con una dipendenza restrittiva".
Plinio ne fa una breve descrizione nelle sue "Storie Naturali".
Dopo il primo secolo d.C. ormai il gatto si è
diffuso in tutta Europa soprattutto per la sua utilità dovuta anche all'affermarsi
dell'agricoltura senza però mai avere i favori come nell'antico Egitto.
|